Buongiorno a tutti,
oggi, 4 novembre, rappresenta una data di grande significato storico per l’Italia, in cui commemoriamo coloro che hanno sacrificato la propria vita per la patria, la pace e la dignità nazionale.
Vogliamo riconoscere il prezzo che è stato pagato per conquistare la pace e raggiungere l’unità del nostro paese. Parliamo di coloro che hanno perso la vita: non si tratta di semplici cifre astratte riportate nei libri di storia. Dietro questi numeri si celano oltre 651.000 vite spezzate di militari italiani, che hanno sacrificato la propria vita affinché l’Italia potesse essere un paese unito, libero e democratico, nonché circa 589.000 vittime civili.
Uno degli aspetti più dolorosi di quel periodo è rappresentato dai Ragazzi del “99”. Allora, giovani appena diciottenni furono chiamati a combattere al fronte quando erano ancora seduti ai banchi di scuola. Erano ragazzi proprio come noi oggi: avevano sogni, progetti per il futuro, famiglie e amici. Ciascuno di loro custodiva una storia personale, le proprie speranze e un’intera vita ancora davanti. E’ proprio per questo che oggi ne onoriamo la memoria, consapevoli del fatto che dietro ogni avvenimento storico si celano destini umani.
Talvolta, gli adulti possono interrogarsi sulla capacità dei giovani di oggi, immersi nel mondo delle tecnologie digitali, di comprendere davvero questo dolore. Eppure, oggi, a nome dell’intera comunità scolastica, desidero assicurarvi che noi comprendiamo. Noi ricordiamo. Noi sappiamo, che le strade della nostra città, che percorriamo quotidianamente per andare a scuola, e la libertà che spesso diamo per scontato sono state conquistate attraverso il sangue di quei ragazzi. Il più grande omaggio che possiamo rendere loro oggi non si esaurisce nelle parole, ma diventa una promessa: custodire la pace, essere cittadini responsabili, sostenerci reciprocamente e impegnarci affinché gli orrori della guerra non si ripetano mai più.
E oggi, nel ricordarli, non possiamo fare a meno di riflettere sul mondo che ci circonda. Purtroppo, vediamo che, ancora ai nostri giorni, la pace rimane fragile e che le guerre continuano. La guerra in Ucraina, il conflitto a Gaza e gli scontri armati in Sudan costituiscono soltanto alcuni esempi di come i conflitti armati continuano a causare la morte di molte persone e a distruggere vite. Questi eventi testimoniano come le conseguenze dei conflitti armati colpiscono milioni di persone, privandole del senso di sicurezza e della fiducia nel futuro. Tutto ciò ci ricorda che la serenità e la sicurezza rappresentano un bene prezioso, che abbiamo il dovere di preservare.
E’ importante anche sottolineare che la lotta per la libertà, la dignità e la giustizia non appartiene esclusivamente al passato. Ancora oggi, nel 2026, le persone continuano a scendere in piazza per esprimere le proprie opinioni, essere ascoltati, attirare l’attenzione su problemi importanti e chiedere che vengano risolti. Manifestazioni di questo genere si sono svolte in diverse città italiane, tra cui Milano, Torino, Bologna, Firenze e Roma, così come in altri paesi europei, quali la Francia, la Spagna, la Germania, il Belgio e l’Albania.
I giovani scendono in piazza perché sono preoccupati per il futuro della propria nazione: le difficoltà economiche, le disuguaglianze, i problemi del sistema scolastico, la propria contrarietà alle decisioni delle autorità o il desiderio di pace. Alla base di molte di queste manifestazioni si cela un desiderio condiviso: trasformare il presente in una realtà migliore e garantire alle generazioni successive la prospettiva di un avvenire più luminoso.
E’ tuttavia fondamentale comprendere che l’aspirazione a un futuro migliore non deve mai mettere a rischio la nostra umanità, poiché la comprensione reciproca viene meno quando il dialogo cede il passo alla violenza e la volontà di raggiungere un accordo viene sostituita dalla distruzione. La violenza distoglie l’attenzione dall’essenziale: i problemi che le persone intendono affrontare e risolvere. E’ proprio per questo che dobbiamo imparare a esprimere e sostenere le nostre idee con determinazione, agendo allo stesso tempo con responsabilità e senza mai mancare di rispetto agli altri. Gli avvenimenti recenti mostrano quanto sia facile creare il caos, ricordandoci quanto sia importante rimanere uniti nella difesa dei nostri valori democratici.
Al contempo, i giovani dimostrano che trasformare il mondo non è possibile soltanto attraverso la lotta, ma anche attraverso l’unità e il sostegno reciproco. Assistiamo a un'ondata crescente di solidarietà: le persone danno vita a movimenti di volontariato e promuovono la creazione di spazi culturali pacifici; ed è proprio questa la nostra vera forza.
Come affermò il filosofo Mahatma Gandhi : “La vera pace non è l’assenza di conflitti, ma la capacità di affrontarli con mezzi pacifici”. E forse è proprio in questo che risiede una delle più grandi opportunità dell’umanità: imparare a superare le difficoltà attraverso il dialogo, la comprensione reciproca e il rispetto gli uni per gli altri.
In conclusione, vorrei rivolgere a ciascuno di noi un invito a non dimenticare che il futuro prende forma attraverso le decisioni che assumiamo nel presente, poiché è proprio dalle nostre scelte che dipenderà il mondo di domani.
Grazie per l’attenzione,
il sindaco junior Viktoriia Berkut, terza D

