mercoledì 18 febbraio 2026

Anpi a scuola - per non dimenticare

Martedì 10 febbraio, nella nostra scuola, abbiamo incontrato Elisabetta e Fiorenzo, due rappresentanti dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, sezione di Uggiate con Ronago, che sono venuti per commemorare insieme a noi la Giornata della Memoria, istituita nel 2000, in onore di tutte le vittime del nazifascismo.

L’ANPI è un'associazione nata dai partigiani nel 1944 a Roma per restituire al paese una piena libertà contro la dittatura che in quegli anni affliggeva l'Italia.

Elisabetta e Fiorenzo sono venuti per spiegarci il significato che la Resistenza ha assunto durante la Seconda Guerra mondiale, in particolare tra il 1943 e il 1945, sottolineando il ruolo estremamente negativo che ha avuto l’indifferenza delle persone nella tragedia della guerra e della deportazione.

I volontari ci hanno mostrato diverse immagini sui campi di concentramento dove venivano deportate tutte le vittime dell’odio razziale nazifascista.

Abbiamo potuto vedere in particolare alcuni scatti di uno dei campi di concentramento più terribili, Auschwitz, il cui cancello d’entrata riportava la scritta “Il lavoro rende liberi”, una frase che offriva false speranze a chi veniva deportato in quel luogo.

Subito dopo ci hanno mostrato i blocchi, ovvero degli edifici in cui i deportati dormivano e rimanevano quando non erano costretti ai lavori forzati e le rovine lasciate dai nazisti per nascondere le prove dell’Olocausto alle truppe sovietiche.

A seguire abbiamo visto il “canada”, chiamato così per via della sua ricchezza perché era un luogo che conservava tutti gli oggetti personali delle persone uccise, come spazzole per i capelli… 

Ci ha molto colpito la foto delle camere a gas e dei forni crematori: in quelle stanze venivano ammassate decine di persone che poi morivano per i gas tossici che venivano propagati attraverso le tubature delle docce fino a riempire la stanza.

Per eliminare i corpi, i nazisti usavano i forni crematori dove gettavano i cadaveri che, una volta bruciati, diventavano cenere.

L’ultima immagine ritraeva il blocco 16 A, diverso dagli altri perché lì venivano smistati i bambini.

Elisabetta e Fiorenzo ci hanno poi raccontato alcuni episodi significativi della storia dell’Italia durante la Seconda Guerra mondiale. 

Tra i fatti più rilevanti, ricordiamo il 14 luglio nel 1938, quando fu pubblicato il “Manifesto della razza” scritto da sedicenti scienziati fascisti con lo scopo di identificare e isolare gli ebrei dal resto della popolazione.

Un’altra data importante è il 18 settembre dello stesso anno, quando Mussolini a Trieste annunciò il contenuto delle leggi razziali, un insieme di norme dello Stato italiano, scritte appositamente per discriminare gli ebrei. Il duce sosteneva che servissero per “difendere la razza italiana”.

Queste leggi avevano diversi divieti, a discapito degli ebrei, tra cui quello di non poter andare a scuola, il divieto di sposarsi, di lavorare e di possedere beni.

Il passo successivo fu l’inizio delle deportazioni nei campi di concentramento e sterminio.

La guerra terminò tra l’aprile e il maggio del 1945 a causa del completo collasso politico, militare ed economico delle dittature nazifasciste grazie all’intervento delle forze alleate (Stati Uniti, Unione Sovietica e la Gran Bretagna) e delle forze partigiane.

Come ultimo argomento, i volontari dell’ANPI ci hanno parlato delle pietre d’inciampo: si tratta di mattonelle rivestite d’ottone assegnate alle vittime dell’Olocausto, ognuna con indicato nome, cognome, data di nascita e di morte o deportazione. Sono opere d’arte e di memoria realizzate dall’artista tedesco Gunter Demnig che fino a poco tempo fa le collocava di persona sugli ingressi delle abitazioni delle vittime. Anche nelle nostre zone ce ne sono alcune, ad esempio a Uggiate Trevano, ad Appiano Gentile e a Como.

Per ultimo abbiamo ricevuto un post-it dove ognuno ha scritto la parola che più rappresenta gli avvenimenti da loro raccontati.

Linda Biasiolo assessore alla Cultura

Emma Scalia e Nicolò Gentili, delegati alla Cultura

domenica 8 febbraio 2026

Safer Internet Day - 2026

 










Il sindaco con delega alla Tecnologia Viktoriia Berkut,
l'assessore alla Comunicazione Melissa Lleshi,
il consigliere alla Gentilezza Chiara Galleri,
seconda D

Una panchina rossa simbolo di vita

Giovedì 5 febbraio 2026, alle ore 11, i delegati, gli assessori e il sindaco del CCR si sono ritrovati per inaugurare la panchina rossa contro la violenza sulle donne. All’inaugurazione, inoltre, erano presenti il sindaco di Olgiate Comasco, Simone Moretti, la presidente del Movimento Donne Impresa di Como, Cosimina Pugliese, il presidente di Confartigianato di Como, Roberto Galli, il segretario di Confartigianato, Alberto Caramel, la vice presidente del Movimento Donne Impresa, Laura Batti, Anna De Sanctis, Francesca Sormani e la Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Olgiate comasco , Annamaria Bertoni.    

La panchina è stata posta all’ingresso dell’Istituto comprensivo per simboleggiare quanto la scuola sia ambasciatrice di vero rispetto per tutte le donne, un’azione contro una violenza sistematica, contro un fenomeno tragico, purtroppo, radicato nella nostra società.

La cerimonia ha avuto inizio con le foto alla protagonista della giornata: la panchina rossa. La mattinata è continuata con il discorso del sindaco Simone Moretti che ha descritto gli atti di violenza come un problema culturale profondo e radicato nella nostra società, non un’emergenza passeggera. A seguire Viktoriia Berkut, sindaca del CCR, ha invitato tutti a una profonda riflessione: il colore rosso della panchina ricorda il dolore e il pericolo, ma allo stesso tempo ci deve sollecitare a non restare in silenzio. 

La cerimonia è proseguita con le parole della presidente del Movimento Donne Impresa di Como Cosimina Pugliese che ha ricordato il ruolo che ha avuto il Movimento nel finanziare la realizzazione della panchina, nel rispetto dei propri valori: la promozione e lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile e il sostegno alle esigenze delle artigiane, favorendo la conciliazione tra lavoro e cura femminile.

Infine il presidente di Confartigianato Roberto Galli ci ha ricordato che la panchina, posata fuori dall’Istituto comprensivo, è stata realizzata dagli artigiani di Como e racconta di un mestiere radicato nella nostra storia: l’artigiano, colui che lavora con le mani, la mente e il cuore, trasformando la materia in arte attraverso la passione e la maestria. Un mestiere che, purtroppo, sta scomparendo. 

La giornata si conclude con un ultimo sguardo ammirato alla panchina rossa, consapevoli che la nostra responsabilità nel dire “no” alla violenza è un impegno quotidiano e la panchina sarà lì a ricordarcelo.

Navleen Singh e Alberto Andriulo, delegati alla legalità della seconda F

sabato 7 febbraio 2026

From ruin to hope - Un operatore umanitario tra noi

Giovedì 8 gennaio dalle 10 alle 12, abbiamo partecipato all’incontro con l’operatore umanitario Federico Prelati. Federico fa parte dell’organizzazione “Norwegian Refugee Council” (NRC), che si occupa di protezione e difesa dei diritti umani in situazioni di crisi, emergenze, disastri naturali e conflitti.

Il suo lavoro consiste nel fornire provviste, rifugio e beni essenziali alle popolazioni colpite da crisi.

Ha iniziato questo percorso collaborando con un’organizzazione umanitaria nella ricostruzione di una struttura turistica colpita dallo tsunami in Sri Lanka. Questa esperienza lo ha profondamente colpito e lo ha reso una persona empatica e disponibile verso gli altri; per questo motivo ha deciso di intraprendere la carriera di operatore umanitario. Tra i viaggi più pericolosi da lui affrontati vi sono quelli in Sri Lanka, Libano, Iran, Sudan-Darfur…

Il 25 dicembre 2004, a Sumatra, in Sri Lanka, si è verificato uno tsunami, conseguenza di un terremoto subacqueo proveniente dalle isole Anikorbre che ha causato 250.000 vittime e 43.000 dispersi.

Un altro intervento rischioso intrapreso da Federico Prelati si è svolto nel Darfur, una regione centro occidentale del Sudan, teatro di una sanguinosa guerra civile in corso da oltre vent’anni. I fattori principali di questo scontro sono politici e territoriali, soprattutto per la presenza di oro e petrolio.

Ci ha raccontato Prelati che la violenza era tale che, guardando le immagini dai satelliti della città sotto assedio di Al Fashir, le Nazioni Unite avevano visto delle enormi pozze di sangue, a testimonianza del genocidio in corso. Per questo motivo NRC ha inviato operatori umanitari per intervenire nel territorio colpito dalla crisi. Durante la missione gli abitanti del luogo hanno offerto rifugio a Federico e agli altri operatori umanitari, proteggendoli.


Nel corso delle sue missioni, l’operatore ha incontrato difficoltà a conciliare famiglia e impegni lavorativi, poiché trascorreva la maggior parte del tempo lontano dai suoi cari, tanto da essere tentato di cambiare vita. Ma con il tempo è riuscito a ritrovare l’equilibrio, anche scegliendo in alcune occasioni di trasferirsi con moglie e figli nei luoghi di lavoro.

La giunta del CCR, seconda D


martedì 3 febbraio 2026

"Restare umani" - 25 gennaio 2026

Il 25 gennaio 2026, presso l’Auditorium del Medioevo, si sono svolte le commemorazioni in occasione della Giornata della Memoria (delle vittime dell’Olocausto), che si celebra il 27 gennaio, organizzate dall’Assessorato alla Cultura e dalla Biblioteca comunale. All’evento hanno partecipato Egidia Beretta Arrigoni, madre di Vittorio Arrigoni, e i volontari dell’Associazione Comunità Giovanni XXIII.

Questo incontro è stato concepito come un momento di ascolto e di riflessione non solo sugli eventi del passato, ma anche sulle realtà del presente. Egidia Beretta Arrigoni ha raccontato la vita di suo figlio Vittorio, giornalista italiano che nel 2008 si è recato a Gaza per comprendere e documentare la situazione della popolazione palestinese e per contribuire alla  difesa dei diritti delle persone che vivevano  in condizioni di guerra. Tuttavia, nel 2011 Vittorio fu rapito da un gruppo armato e ucciso all'età di soli 36 anni, nonostante non rappresentasse  una minaccia per nessuno e, al contrario, aiutasse la popolazione di Gaza. Era una persona profondamente dedita alla pace e concludeva sempre le  sue lettere e i suoi articoli con la frase in inglese “Stay human”, cioè “Restiamo umani”, un messaggio che riflette il suo principio fondamentale di vita e il suo desiderio di solidarietà.

Durante l'evento, i ragazzi del liceo “Terragni” hanno eseguito canzoni a tema che completavano l’atmosfera. Sono inoltre intervenuti i volontari dell’Associazione Comunità Giovanni XXIII, un’organizzazione che si occupa di offrire aiuto alle persone in difficoltà, bambini e adulti, sia in Italia sia all’estero. All’interno di questa associazione è attivo il progetto Operazione Colomba, composto da volontari che operano nelle zone di guerra, sostenendo bambini e famiglie. Come raccontato dai volontari, tra le attività che svolgono vi sono l’aiuto ai bambini nell’integrazione scolastica, l’organizzazione di attività extrascolastiche e di lezioni linguistiche, oltre alla proposta di iniziative culturali e creative, come cucinare insieme piatti della cucina tradizionale, per permettere ai bambini di socializzare e distrarsi dai pensieri negativi. Durante l’incontro è stata effettuata anche una chiamata audio con una delle volontarie che attualmente si trova in Siria e che aiuta la popolazione locale.

L’evento si è concluso con l’esecuzione di una canzone da parte dei ragazzi,  che ha chiuso questo momento di riflessione. Questa iniziativa stimola una riflessione sull’importanza della pace e della solidarietà e approfondisce la comprensione del valore del lavoro dei volontari e del loro contributo nel mantenere viva l’umanità nelle difficili realtà contemporanee.

Il sindaco del CCR, Viktoriia Berkut, seconda D

domenica 1 febbraio 2026

Giorno della Memoria - 27 gennaio 2026

In occasione del Giorno della Memoria, martedì 27 gennaio abbiamo portato nelle classi tre diverse testimonianze di giovani donne che hanno vissuto sulla propria pelle l'orrore della Shoah.

Nei giorni precedenti ci siamo divisi in gruppi ed abbiamo approfondito le figure di Anna Frank, Liliana Segre e Ruth Maier cercando informazioni, immagini e dettagli della loro vita. Poi abbiamo realizzato tre cartelloni che siamo andati a illustrare in tutte le classi durante la mattina del 27 gennaio.

Abbiamo scelto di presentare Anna Frank nelle prime medie perché è forse la figura che più viene trattata anche alla primaria, quindi già nota. Inoltre, alcuni docenti di lettere hanno scelto di mostrare il film d'animazione "Anna Frank e il diario segreto" in occasione di questa giornata, quindi la nostra scelta è ricaduta su di lei.


La scelta per le seconde è ricaduta su Liliana Segre, sopravvissuta all'olocausto, attualmente ancora molto attiva come testimone di quell'orrore. Anche in questo caso, abbiamo seguito la decisione di alcuni docenti di lettere di mostrare il suo discorso al Parlamento Europeo o la sua testimonianza in altre occasioni, in modo da contribuire all'approfondimento di questa figura.


Per le terze, invece, ci piaceva presentare una figura poco nota, ma, proprio per questo meritevole di un approfondimento da parte dei più grandicelli della scuola: Ruth Maier. Abbiamo pensato potesse essere un'occasione anche per scoprire altri testimoni e comprendere come il male sia arrivato in tanti luoghi dell'Europa e del mondo.

Speriamo che questo lavoro possa aver trasmesso un insegnamento: la storia è fatta di uomini e donne che ci possono insegnare tanto, ma sta a noi fare tesoro delle loro vite.

La giunta del CCR di seconda D

No war!

Esiste una piccola comunità, nel cuore della primaria di Beregazzo con Figliaro, che non si limita a insegnare le materie scolastiche, ma coltiva cittadini consapevoli. È il "Villaggio Gaia", nome ereditato dalle storiche maestre del plesso e custodito oggi con orgoglio, che identifica la scuola come una famiglia che condivide sia la quotidianità che ciò che accade nel  mondo. Quest’anno il Progetto di Plesso che si sta sviluppando si chiama  "RISP-ECO", un nome che racchiude una doppia missione: il RISpetto verso gli altri e l’ambiente, e la volontà di dare ECO a parole che non possono restare silenziose. Per questo, in occasione di una celebrazione così importante, ci siamo chiesti a quale parola volevamo dare eco in questo momento e, non abbiamo avuto dubbi: NO ALLA GUERRA

Il punto d’incontro di alunni e docenti è la "Piazza Amica", l’atrio della scuola che, dai tempi della pandemia, si è trasferita nel grande giardino della scuola; qui avvengono i momenti più significativi: dall’accoglienza dei piccoli di prima ai giochi sportivi, allo scambio di auguri o alla condivisione di momenti lieti o meno. Ed è qui che, martedì 27 gennaio, si è scelto di vivere, anche quest’anno, la  Giornata della Memoria.

Per celebrare la memoria abbiamo scelto di dare voce alla Pace. Alla luce del momento storico che stiamo vivendo, abbiamo scelto di inserire la ricorrenza all'interno di una "Settimana della Pace", portando nelle classi riflessioni e attività calibrate per ogni fascia d’età. Questa proposta si lega profondamente alla scelta del nostro Istituto di aderire all'iniziativa "R1PUD1A" che prevede l'installazione di uno striscione contro la guerra, segno tangibile di partecipazione a un impegno civile più ampio.

Il momento che ha coinvolto tutti è avvenuto alle 10:15, quando tutti i componenti del Villaggio Gaia,  alunni, docenti e collaboratori scolastici,  si sono ritrovati in giardino. Sotto l’occhio vigile di un drone (un ringraziamento è d’obbligo e sentito a Gabriele Bosetti che sempre “mette le ali” ai nostri progetti con entusiasmo e disponibilità), ogni team ha composto una lettera, mentre i docenti e i collaboratori hanno dato forma al punto esclamativo finale. Il risultato è una potente scritta umana: "NO WAR!".




L’obiettivo è che questo messaggio, ripreso dall’alto, possa volare lontano e arrivare a quante più persone possibili. Un segnale visivo contro l'indifferenza, contro ogni ingiustizia e persecuzione.

Dire "No alla guerra" al Villaggio Gaia significa educare al rispetto della libertà altrui. Il nostro messaggio si vuole unire ai tanti, lanciati nella giornata del 27 gennaio, per non rimanere indifferenti. Ciò che possiamo fare è mandare un segnale chiaro e contrario a ciò che avviene, contro ogni conflitto e contro ogni PREGIUDIZIO, parola a cui vogliamo dare eco per ribadire che saremo sempre contro ciò che non è rispettoso della libertà altrui.


Foto di Gabriele Bosetti, consigliere del Comune di Castelnuovo
Testo delle maestre della scuola primaria di Beregazzo