domenica 3 gennaio 2021

Quattro amici e un mistero - terzo capitolo

La falla nel piano

Fu Ginevra a scrivere la lettera falsa, visto che uno dei ragazzi era una zampa di gallina, l'altro
aveva preso 5 e mezzo nell'ultimo tema e l'altro ancora non sapeva nemmeno scrivere.
Indovinate chi è chi.
Quindi, dissero ai loro genitori che dovevano andare a spedire la lettera alla nonna. Qui Luca
fece la sua parte. All'inevitabile domanda "Cosa vi ha scritto la nonna?" Alex era a corto di idee,
quindi Luca disse -Ha detto che il cielo è un posto fantastico, che ci sono dei trampolini giganti e
che i camerieri servono granite e bibite gratis. Poi ha detto anche che la settimana prossima lei e
il nonno partiranno per il cielo che sta sopra ai Caraibi e che dopo faranno visita a Leonardo da
Vinci per chiedergli chi era la signora che ha ritratto nella Gioconda. Infine ci ha chiesto come
stiamo, come va la scuola e altre sciocchezze del genere, quindi le abbiamo scritto una lettera
per risponderle-
Devo ammetterlo. Non avevo mai sentito nulla del genere prima di allora. Sapevo che Luca fosse
intelligente, ma non che fosse così tanto acculturato a sei anni.
Ai genitori dei ragazzi bastò, e acconsentirono quindi a portarli dove volevano.
Il tragitto fu piuttosto lungo. L'impazienza di sapere che cosa c'era in biblioteca rendeva il
viaggio lunghissimo, quasi come se la macchina di Filippo fosse posta su un nastro trasportatore
che viaggia all'indietro. I posti erano sempre gli stessi. Filippo alla guida, Alex di fianco a lui,
Ginevra dietro ad Alex, Luca in mezzo, e Tommaso dietro a Filippo. Nessuno parlava, nessuno
faceva rumore. Ed era molto strano, perché di solito quando quei quattro sono seduti in
macchina insieme, questa diventa un vero e proprio zoo.
Per di più, Andrea, Anna e Marta li seguivano nell'altra auto. Questi adulti, sempre a ficcare il
naso dove non dovrebbero! E poi parlano di noi bambini!
I cinque minuti di viaggio che erano sembrati cinque ore ai ragazzi si conclusero dopo che Filippo
imboccò via Leopardi e parcheggiò davanti ad una villa enorme, di tre piani con la soffitta, con
un giardino così grande da farci stare due campi da calcio e mezzo.
Il cancello era nero e molto antico, pieno di decorazioni. C'erano piroette, foglioline, linee dritte,
curve, lunghe, corte, grosse, sottili, a forma di stelline, cuoricini, fiorellini e chissà quante altre
stranezze.
Il cancello era rimasto aperto e Luca, aiutato dal fratello, lo aprì. I ragazzi, seguiti dai loro
genitori, si avviarono verso l'imponente casa che sembra un castello e che dominava l'intera
vista. Quella casa è sempre sembrata una cosa così enorme che avvicinandosi ad essa sembrava
di stare diventando ad ogni passo sempre più piccoli, e che la casa, ad ogni passo, stesse
diventando sempre più colossale.
I ragazzi iniziarono a camminare più velocemente per raggiungere la cassetta della posta prima
degli adulti, ma non dare nell'occhio era complicato. Alla fine riuscirono comunque ad arrivare
per primi, ma mancavano una ventina di passi ai loro genitori per arrivare.
-OK, apriamo la cassetta- disse Alex con un filo di voce.
Ginevra mise la mano nella tasca e si mise a cercare qualcosa. Poco dopo, sul suo viso apparve
un'espressione preoccupata. Infilò l'altra mano nell'altra tasca, ma non c'era niente. Guardava
continuamente verso i genitori, che stavano avanzando velocemente.
Provò nella tasca dei pantaloni, poi aprì la giacca e provò anche nella tasca dentro ad essa, ma
era tutto inutile. Non c'era nulla neanche nella tasca della felpa.
-Ho dimenticato la forcina-
I ragazzi diventarono subito preoccupati quanto lei. Ci sarebbe stato da arrabbiarsi, ma loro non
lo fecero. E anche se fosse stata loro intenzione farlo, non ci sarebbero riusciti, perché ai loro
genitori mancavano solo dieci passi per arrivare a loro.
-Scusate, scusate, ma come ho fatto a dimenticarmela, sono un disastro, scusate...-
-Ora smettila!- sussurrò Alex afferrandola per le spalle e scuotendola avanti e indietro -Non c'è
tempo di star qui a piangersi addosso, dobbiamo trovare una soluzione!-
-Hai ragione- disse Ginevra, calmandosi. Ma era troppo tardi. I loro genitori erano proprio
davanti a loro, e non potevano fare più niente.
-Bene, ora potete spedire la lettera alla nonna- disse Anna.
Luca, che aveva in mano la lettera, guardò i suoi cugini e suo fratello. Questi senza farsi vedere
dagli adulti, accennarono ad un cenno con la testa e pronunciarono un "vai" muto.
Lui infilò la lettera nella cassetta e li guardò di nuovo.
-Bene, possiamo andare, allora?- chiese Andrea.
Alex, Ginevra e Tommaso cercarono di far capire a Luca quello che doveva fare, cioè far finta di
aver visto Garrotolo. Iniziarono a mimare con la bocca la parola "Garrotolo" e a portare le dita
dietro la testa cercando di farle sembrare delle orecchie.
Poi gli adulti si girarono, e loro smisero subito di muoversi.
Allora Luca capì, e nel momento in cui gli adulti guardavano i tre ragazzi, lui esclamò -Guardate!
C'è Garrotolo!- e corse dietro la casa.
-Davvero?!- esclamò Tommaso, e lo seguì. Il piano stava andando bene.
-Ma dove stanno andando?- chiese Filippo, facendo dei passi verso i due fuggitivi.
-No papà!- esclamò Ginevra. Lui la guardò strano, ma in compenso si fermò.
-Ehm... volevo dire... dove vai?-
-Da nessuna parte, volevo solo sapere dove stessero andando quei due-
-Tranquillo, hanno solo visto Garrotolo-
-Garrotolo?-
-Tranquillo, è solo un gatto-
-Un gatto? Non sarà mica randagio?-
-Ehm...- Ginevra guardò Alex.
-No, non è randagio, è solo il gatto dei vicini della nonna che se ne va in giro di giorno, e che
torna a casa di notte, quindi a volte lo incontravamo quando stavamo qui- disse Alex.
-Con vicini intendi i Colombo?-
-Esatto-
-Ma la loro figlia non era allergica ai gatti?-
-No, quella allergica ai gatti è la figlia dei Ferrari, che stanno dall'altra parte. A volte sei un po'
distratto, zio-
Se inventare balle fosse uno sport olimpico, Alex straccerebbe sempre tutti mentre Ginevra, se
azzardasse a pronunciare una menzogna prima diventerebbe più rossa dei suoi capelli, poi si
metterebbe a ridere tradendosi da sola.
-Ah OK, ma vorrei comunque andare a vedere...-
-Ma dove vai, dove vai?- lo fermò Alex -Non dirmi che non sei curioso di sapere di Garrotolo!
Dai, mamma, papà, zia, venite anche voi, che vi racconto una cosa interessante. Allora, una volta
eravamo dalla nonna, e vediamo che sul davanzale della finestra del salotto c'era questo gatto
rosso, e la nonna lo riconobbe come il gatto dei Colombo, ma non sapeva come si chiamasse,
quindi lo chiamò Garrotolo, come chiama tutti i gatti rossi che incontra...-
Alex continuò così per molto tempo. Raccontò di come avevamo conosciuto Garrotolo, di
quando lo cacciavamo via di casa (o per lo meno ci provavamo) e di quando lo accogliemmo finalmente come un fratello, di quando distrusse il nostro albero di Natale e di quando si mise a
dormire nella cesta dei vestiti sporchi. Se Alex fosse vissuto nel XVIII secolo, sarebbe stato un
perfetto cantastorie.
Ma nel frattempo, Luca e Tommaso stavano cercando di entrare in casa senza l'uso di una
chiave.
-E ora come facciamo senza chiavi, come facciamo, coma facciamo!- si lamentava Tommaso.
Luca invece era più tranquillo, e spostava lo sguardo da Tommaso alla casa, dalla casa a
Tommaso.
-Tommy- disse Luca.
-Un attimo Luca, sto pensando.
-Ehm... Tommy-
-Ho detto un attimo!-
-Tommy!-
-Luca, sto riflettend...-
-Ho trovato un'entrata!-
Tommaso lo guardava stupefatto. -Davvero?-
-Potremmo entrare da quella finestra- disse indicando una finestra al secondo piano.
Tommaso alzò lo sguardo verso di essa. Il sole, malgrado fosse autunno, accecava gli occhi di
Tommaso, che si mise una mano davanti ad essi e guardò la finestra. Poi guardò Luca. Poi
guardò di nuovo la finestra.
-Primo. Da quando c'è quella finestra?-
Luca si strinse nelle spalle.
-OK. Secondo. Stai scherzando spero-
-No. E' l'unico modo per entrare-
Tommaso si guardò intorno. Era veramente l'unico modo per entrare.
-E come pensi di arrivarci?-
Luca indicò qualcosa appoggiato sul muro della casa.
-Oh, una scala. Ottimo lavoro Nanetto- disse Tommaso muovendosi verso la scala, dopo aver
scompigliato i capelli a Luca, che sbuffò accigliato.
Tommaso spostò la scala di legno sotto la finestra, ma i due si accorsero subito che era troppo
corta.
Fu Luca ad essere preoccupato, adesso -Oh no! Ma proprio ora che avevamo trovato una
soluzione! E ora che facciamo?- mugolava lui tra un singhiozzo e l'altro.
-Hey, niente panico, niente panico! Non piangere, ricordati il nostro obiettivo, Super Nanetto!
Troveremo un modo per...- Tommaso si arrestò. La sua bocca si allargò in un enorme sorriso.
-Ho trovato!-
-Cosa?-
-No, è troppo pericoloso...-
-Dai, dillo! Ti prego!-
Tommaso esitò, poi cedette agli occhi dolci del bambino e parlò -Tu sali sulle mie spalle e io
salgo a mia volta sulla scala, così tu potrai entrare e aiuterai me a fare la stessa cosa-
Anche Luca sorrise -Sei un genio! Forza, tirami su!-
Lui divaricò le gambe e Tommaso ci passò sotto. Poi Tommaso si tirò su. Prima traballò un
pochino, poi si rimise in equilibrio e camminò lentamente verso la scala.
-Sei pronto, soldato?-
-Sissignore!- esclamò Luca, portandosi una mano sulla fronte come fanno i soldati.
-Verso l'infinito e oltre!- esclamò Tommaso iniziando ad arrampicarsi sulla scala.
Questa era veramente molto instabile, e i due scalatori non se ne accorsero finché non
arrivarono a metà scala. Qui, questa traballò un po', poi si rimise a posto. Fu un momento molto
rapido, ma anche molto molto critico. Si erano piuttosto spaventati, ma il secondo dopo erano
già lì che ridevano.
Quindi ripresero la scalata e finalmente arrivarono in cima. Luca si arrampicò sul davanzale della
finestra, calpestò la testa di Tommaso e riuscì finalmente ad entrare in casa.
-Grande Nanetto! Ce l'hai fatta! Ora aiutami ad entrare-
Tommaso non ricevette risposta.
-Nanetto?-
Niente.
Poi, dopo pochi secondi Luca si fece sentire -OH MIO DIO!-
-Che c'è?!-
-Tom, qui c'è una stanza segreta!-

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