domenica 14 giugno 2026

Il mio viaggio in Giappone - Lisa Maroni 2B

 9 Aprile 2026, Castelnuovo Bozzente

Caro diario,
mi sembra di toccare il cielo con un dito.
Da oggi, finalmente, posso dire di aver visitato il Giappone!
Sì, hai capito bene, sono appena tornata da una bellissima e strabiliante vacanza, con due lunghissimi viaggi, nel paese più eccentrico del pianeta!
La mattina del 26 marzo, mio nonno ci ha portato all'aeroporto di Malpensa.
Dopo aver fatto il check-in e i controlli, siamo saliti su un aereo della China Airlines.
Il primo viaggio è durato undici ore e abbiamo viaggiato da Milano fino a Shanghai.
Subito dopo il decollo sono passate delle hostess per portarci il pranzo, si poteva scegliere tra carne e verdure, riso e pesce, (io ho scelto la carne).
Sul vassoio oltre al piatto principale c’era anche l’acqua, un dolce, della frutta e una
piccola porzione di insalata con del petto di pollo.
In effetti devo dire che era tutto molto buono!
Successivamente abbiamo: giocato ai videogiochi sullo schermo del sedile, letto, guardato un film in cinese, dormito e mangiato. Quando siamo arrivati a Shanghai, eravamo molto stanchi e confusi per colpa del fuso orario.
Immediatamente siamo saliti sull’altro aereo per Tokyo; il secondo viaggio, fortunatamente è durato molto meno e dopo aver ritirato i bagagli all’arrivo, siamo andati in un’area d’attesa, dove c’era un signore giapponese che ci aspettava. Visto che era una guida, abbiamo parlato in italiano e ci ha detto che doveva andare insieme a mio papà all’ “Infopoint”. Così io, mia sorella e mia mamma, siamo rimaste fuori ad aspettarli, mentre guardavamo come tutto era diverso.
Siccome dopo dieci minuti non arrivavano, ci siamo sedute e ci siamo addormentate. Finalmente dopo due ore sono venuti a svegliarci e dopo aver fatto una foto davanti a un monumento, la guida ha chiamato l’autista che doveva portarci in hotel.
Visto che l’autista era cinese, non riusciva a capire cosa gli stesse dicendo la guida. Dopo mezz’ora, siamo saliti sul taxi e la prima cosa che abbiamo notato è stato il volante delle auto che era a destra anziché a sinistra. Quando siamo usciti dal parcheggio sotterraneo, era tutto molto grande! Dopo essere arrivati in hotel, abbiamo ringraziato la guida e siamo saliti in camera; siccome in tutti gli hotel giapponesi le camere sono da due, io sono rimasta con mio papà, mentre mia sorella e mia mamma sono andate in un’ altra stanza. Quando siamo entrati nella stanza ci sembrava tutto molto piccolo, soprattutto i bagni, infatti credo di aver pestato i piedi e le caviglie cinque volte! Successivamente ci siamo fatti una doccia e siamo andati a cena in un locale molto piccolo, con una porticina minuscola.
Era un ristorante dove i cuochi cucinavano sul bancone, infatti abbiamo visto tutto passo passo.
Noi abbiamo mangiato il sushi sulla piastra e abbiamo conosciuto una ragazza che mandava in onda Doraemon e Sailor Moon, infatti quando le abbiamo detto che anche in Italia vengono trasmessi gli anime è diventata felice. Era tutto molto buono, per cui prima di tornare in hotel le abbiamo fatto i complimenti (una cosa bella dei ristoranti in Giappone è che ti portano sempre un panno caldo
bagnato per lavarsi le mani). La mattina dopo ci siamo svegliati e siamo andati a fare colazione nella sala da pranzo dell’hotel.
Abbiamo mangiato tutto e il mio cibo preferito è stato il dolce fritto, a forma di pesce,
con all’interno una crema dolce o una salata. Mi sono piaciuti molto anche perchè ricordo che mangiavano sempre Masha e Orso. Il primo giorno abbiamo visitato Shibuya, ma con una guida (di nome Mei), che parlava in italiano.
Abbiamo visitato: diversi negozi, l’incrocio di Shibuya (che è il più grande del mondo), abbiamo mangiato i ramen che erano squisiti e siamo entrati in moltissimi templi.
Inoltre siamo entrati in una via molto affollata, dove c’erano un sacco di cose: lo zucchero filato arcobaleno, molti negozi di vestiti particolari, all’entrata c’era anche una cornice enorme, che ti trasmetteva sullo schermo che aveva, infine c’era un bar di mini pancakes e venivano farciti a tuo piacimento, fino a diventare giganti!
Appena usciti dalla via, abbiamo visto molte altre stranezze: i mini kart di Super Mario che correvano in strada, i tir delle caramelle che pubblicizzano i prodotti con la musica e i negozi dove potevi stare tutto il giorno in mezzo a gattini piccoli e dolcissimi.
Abbiamo trascorso i giorni successivi senza guida e siamo andati a: Osaka, Kyoto, Kanazawa, Shirakawa, Hiroshima e Chinatown.
Abbiamo visto: altri tempi (tra cui quello d’oro); abbiamo fatto shopping; siamo andati al museo dei Ninja e dei Samurai; abbiamo comprato le bacchette per il sushi riutilizzabili, (io le ho scelte con i gatti e in più le hanno personalizzate con i nostri nomi in italiano e in giapponese); ho visto anche il Buddha gigante; i cervi sacri di Nara, a cui potevi dare i biscotti quando ti facevano l’inchino; il museo del terremoto, dove ho fatto la simulazione di una scossa; ho anche passeggiato nel percorso dei mille Thori rossi, dove c’erano gatti dappertutto. Una cosa che mi ha colpita di più è stato il fatto che in tutte le scuole (compresi gli asili), i bambini hanno tutti una divisa molto carina.
Inoltre ho mangiato di tutto: ramen, pizza, hamburger, mochi, sushi, patate dolci fritte, gelati strani ma carini e buoni, diversi tipi di pesce, di cui non ricordo il nome.
Il ritorno a casa non è stato tranquillo, anzi, abbiamo rischiato di perdere i bagagli, con tutti i souvenir e l’aereo, che se avessimo perso ci avrebbe fatto rimanere in aeroporto a Shanghai per una settimana.
Tutto per colpa di una hostess (che crediamo nuova), ha sbagliato a darci le indicazioni!
Nonostante questa disavventura, mi sono divertita tantissimo e penso proprio che la ricorderò per sempre. Spero di tornare in Giappone perché “mi manca” e vorrei vedere moltissime altre attrazioni.

Lisa Maroni


Wonderwood - Martina Vadalà 2B

 Olgiate Comasco,18/05/26


Cara amica,
come stai? Spero bene! Ti scrivo perché volevo raccontarti della mia uscita didattica al Wonderwood, a Colverde. E’ stato molto bello, siamo arrivati a scuola per il nostro solito orario scolastico, alle 7:55. Abbiamo fatto l’appello e circa alle 8:15, ci siamo diretti alla fermata dell'autobus. Abbiamo aspettato un po’ di tempo, perché il pullman era leggermente in ritardo. Poi insieme ad un’altra classe, la 2°C, siamo saliti sullo scuolabus. Il viaggio in autobus è durato pochi minuti e siamo subito arrivati nel comune di Colverde. Arrivati, non sapevamo di precisodove andare, quindi ci abbiamo impiegato un po’ di tempo per capire la strada che dovevamo percorrere. Trovato il percorso, abbiamo camminato molto, su piccole e strette stradine. La strada che abbiamo percorso, sembrava addirittura più lunga di quella che avevamo fatto con il pullman. La via era circondata dalla natura, sul ciglio della strada c'erano solo alberi, e la strada era anche in salita. Arrivati a destinazione, alcuni erano già stanchi, ma vedendo l’immensa bellezza che avevamo davanti, ce ne dimenticammo. Sicuramente non era uno dei parchi avventura più grandi del mondo, ma quel posto di sicuro era spettacolare. Prima di cominciare, abbiamo lasciato gli zaini su delle panche e abbiamo fatto merenda.
Noi abbiamo cominciato con i percorsi sugli alberi, mentre la 2°C, ha cominciato dall'esplorazione del bosco.
Prima gli istruttori ci hanno messo l’imbragatura, poi ci hanno anche messo il caschetto. Innanzitutto ci hanno fatto fare una prova su una carrucola alta meno di un metro. La parte più difficile era quella dei moschettoni. Erano attaccati all'imbragatura, e si dovevano attaccare alla fune più alta della zipline. E’ stato molto più complicato di quello che pensavo, perché ce n'era uno che passava, attraverso delle specie di fori, mentre l’altro, bisognava semplicemente staccarlo e poi rimetterlo nell’estremità successiva. In seguito abbiamo cominciato con i veri e propri percorsi. Erano quattro, all’inizio sembravano pochi, ma poi abbiamo scoperto che in realtà erano lunghissimi!
Infatti le persone che hanno fatto tutti i percorsi, ci hanno impiegato più del tempo dovuto per finirli. Io ho cominciato dal secondo percorso. All’inizio c’era un tratto molto lungo sospeso, su una sola fune, sulla quale dovevamo camminare.
La seconda postazione era simile però il tragitto era un po’ più corto.
A seguire c’erano solo lunghissime zipline. All’inizio mettono un po’ di timore, sembra di cadere, ma poi invece quando ti lasci andare, parti velocissimo e sembra di volare. Finite le tre zipline consecutive, siamo tornati a terra, sembrava qualcosa di anormale. poi sono tornata al primo percorso, corto, facile, ma comunque bello. Cominciava con una piccola arrampicata e altrettanti ponti sospesi. Dopo c’era una zipline, non molto lunga. Il problema era alla fine, perché il materassino, messo per non farsi male, ostruiva il passaggio dei moschettoni, infatti è stato molto faticoso uscire da quel percorso.
Nel terzo, invece, l’inizio era una una lunghissima scalinata, verso l’alto, infatti
eravamo lontanissimi da terra.

Successivamente c’era l’ormai consueto ponte sospeso, che portava ad un’altra
scalinata più corta, ma davanti se ne vedevano altre che lentamente portavano sempre più in alto. Subito dopo, c’erano dei tronchi, messi verticalmente.
Traballavano moltissimo, e alcuni erano anche troppo distanti per arrivarci con entrambi i piedi. Visto che non riuscivo proprio a superarli, dopo 2/3 tronchi, alla fine sono passata sul filo che univa i tronchi, come se fosse un normale ponte sospeso. Il terzo percorso finiva con una lunghissima zipline, che andava a terminare verso il basso. L’ultimo percorso era totalmente diverso.
Al contrario di tutti gli altri, non c’erano solo zipline o altri noiosi ponti sospesi, ma molto altro. Dopo il solito inizio, c’erano altri tronchi, ma stavolta sdraiati, messi in orizzontale.
Non avevano corde legate tra tutti i tronchi, ma erano legati a due corde ognuna su ogni estremità. La cosa complicata era passare da un tronco all’altro, perchè quando ci aggrappavamo alla corda, faceva muovere molto di piu’ tutti i tronchi. Dopo questo c’era un percorso solo di corde intrecciate, a formare una specie di scacchiera.
Il vero problema però era che l’unica corda dove era quasi possibile camminare, si trovava molto piu’ in basso, rispetto alla corda superiore, dove erano attaccati i moschettoni, e quindi l’imbragatura tirava moltissimo, che avevo quasi paura che si rompesse. Quello successivo era molto complicato, ma per fortuna gli istruttori ci hanno detto che potevamo farlo come se fosse una zipline.
Dopo molto più di un’ora, riuscimmo a finire tutti i percorsi. Finito, abbiamo ripreso gli zaini e abbiamo fatto di nuovo merenda. Infine, l’altra istruttrice, ci ha fatto vedere una mappa, indicandoci dove ci trovavamo. Eravamo vicino al confine con la Svizzera. Poi siamo entrati nel bosco. Prima di tutto, abbiamo visto le piante basilari, che si possono trovare nei boschi, partendo dalle querce. Poi abbiamo visto le piante velenose, e dopo siamo passati alla fauna. Ci ha parlato soprattutto dei cinghiali e come trovare le tracce degli animali, e che con solo con ciò che mangiano, le loro piume, penne o peli, si può capire che animali si trovano in quel luogo.
Ad esempio i cinghiali, abbiamo visto che si grattano la loro schiena sulla corteccia degli alberi e possiamo riconoscere i peli. Poi abbiamo visto i Pini Silvestri, che hanno una corteccia piccola e stretta, ma sono altissimi. Appunto vanno tagliati quando crescono troppo, se no coprono le altre piante e poi crescono male. Dopo siamo tornati indietro, stavolta la camminata è stata più difficile, infatti era in discesa e il terreno era pieno di sassi, dove si poteva benissimo inciampare, e anche di radici di alcuni alberi, ostruivano il passaggio. Poi siamo tornati al posto iniziale e abbiamo rifatto il percorso per arrivare al pullman, stavolta sembrava molto breve la strada, forse perché sapevamo dove andare. Infine è arrivato il bus e siamo tornati a scuola. Però era ancora presto e quindi alcuni hanno preso dei palloni e hanno giocato fino al suono della campanella. Poi alle 14.00, siamo tornati a casa. E’ stata un’esperienza fantastica! Un grandissimo abbraccio

Vadalà Martina

Matematica per tutti! Finali a Roma - Christian Brambilla 2B

 Olgiate Comasco 18/05/26

Cara amica,
Scrivo questa lettera per raccontarti come ho trascorso le giornate in cui sono stato a Roma per le competizioni di matematica.
Siamo partiti giovedì alle 8:30 di mattina dalla stazione di Como San Giovanni, eravamo tre gruppi delle classi seconde e due gruppi delle classi terze. Ci hanno accompagnato tre prof: la prof Deleonibus, la prof Pizzata e la prof Robustelli.
In tutto eravamo in 23.
Dopo essere saliti sul treno e aver fatto scalo a Seregno, siamo arrivati alla stazione di Milano Centrale.
In stazione abbiamo cambiato treno, passando le successive quattro ore sul Frecciarossa.
in questo tempo ho ascoltato la musica e ho parlato con i miei amici, inoltre ho anche guardato un film horror.
Arrivati alla stazione di Roma-Termini, abbiamo preso la metro che ci avrebbe portato nel centro di Roma per iniziare la visita della città da piazza Venezia.
Successivamente abbiamo osservato la fontana di Trevi e siamo saliti in cima all’Altare della patria, da lì si vedevano il Colosseo, la Basilica di San Pietro e li Pantheon.
Infine abbiamo camminato intorno al Colosseo, visto dal vivo è molto più grande di quanto si possa immaginare guardando una foto.
Alle sei abbiamo preso la metro per tornare alla stazione di Roma, prendendo successivamente un treno regionale che ci avrebbe portato a Pomezia.
Infine arrivati all’hotel, siamo andati a cenare al ristorante. Così è terminato il primo giorno.
Il secondo giorno è stato il migliore.
Ci siamo svegliati presto per fare colazione, siccome la navetta che ci avrebbe portato a Cinecittà, era prevista per le 9:30.
Appena arrivati, ci hanno condotto fino al capannone dove avremmo svolto le prove, quel capannone è lo stesso dove hanno girato “ Tu si que vales". Dopodiché ci hanno lasciato visitare il parco in autonomia, sempre divisi in gruppi.
Il mio gruppo aveva le competizioni alle 12:50 ma per via della scarsa organizzazione, abbiamo iniziato alle 14:30.
La prima prova è andata perchè le carte che ci sono uscite erano molto difficili, il secondo turno è andato meglio, il gioco era Poliminix, dove bisogna inserire nelle cartelle dei pezzi di plastica piatta composti da due a cinque quadretti.
Dopo le prove ci hanno lasciato divertire sulle attrazioni per tutto il pomeriggio. A Cinecittà è presente l’Altair, sono le montagne russe che hanno più inversioni in Europa, i passeggeri per 10 volte stanno a testa in giù.
Alle 18:00 abbiamo preso il pullman per ritornare in hotel, una volta arrivati abbiamo cenato e così si è concluso il secondo giorno.
Il terzo giorno è stato il più divertente. Infatti appena siamo arrivati ci hanno comunicato che non ci eravamo qualificati per la finale, lasciandoci così tutta la mattinata a rifare le attrazioni che più ci erano
piaciute il giorno prima, questo fino alle 12.00 circa.
Arrivate le 12.00 abbiamo assistito alle premiazioni. Dopodichè abbiamo preso la navetta che ci ha portato alla stazione di Pomezia. Da lì un treno regionale ci ha portato fino alla stazione di Roma-Termini, dove abbiamo preso il Frecciarossa.
In queste 4 ore di viaggio, ho parlato con i miei amici e ho ascoltato la musica, inoltre ho scoperto che c’era un bar sul treno, così ho preso qualcosa da bere per il viaggio. Arrivati alla stazione di Milano Centrale, abbiamo preso l’ultimo treno che ci ha condotto fino alla stazione di Como Camerlata, dove sarebbero venuti a prenderci i nostri genitori.
Spero ti sia piaciuto leggere quello che ho fatto durante la mia esperienza.
Un saluto

Brambilla Christian


Wonderwood - Somaschini Lorenzo 2B

 Olgiate Comasco, 15-5-2026

 Caro amico, 

ti scrivo questa lettera perché vorrei raccontarti dell’uscita didattica del 4 maggio presso il parco avventura di Drezzo, chiamato “ Wonderwood ”. Quando è suonata la campanella, sono salito per le scale quasi correndo perché non vedevo l'ora di andare in questo posto magnifico. Quando siamo entrati tutti in classe, le professoresse ci hanno annunciato che dovevamo rimanere un po’ a scuola perché il pullman ci aspettava vicino alla palestra comunale alle 8:30.
Verso le 8:25 siamo andati vicino alla palestra per prendere il pullman, ma sfortunatamente non era un pullman privato bensì lo scuolabus di Olgiate. Quando siamo arrivati a Drezzo il pullman ci ha lasciato vicino al municipio e abbiamo dovuto fare una lunga camminata in salita ed è stato faticosissimo. Dopo 10 minuti di camminata, siamo arrivati a destinazione e le prof. hanno deciso che noi, 2’B, prima avremmo fatto l’arrampicata sugli alberi e dopo l'escursione nel bosco.
Io, personalmente, preferivo prima andare a fare l'escursione e dopo l'arrampicata.
Il percorso di arrampicata aveva 4 livelli, classificati in ordine di difficoltà. Il maestro ci ha fatto fare un percorso di prova a pochi metri di altezza, così potevamo capire come usare i vari moschettoni e la carrucola. Subito dopo, quando avevamo capito, siamo partiti dal numero 1 al numero 4. Io li ho fatti tutti perché davanti avevo un mio compagno che sapeva muoversi agilmente, quindi li ho fatti tutti molto velocemente.
Secondo me, il più difficile era il percorso numero 4 perché c'erano due mini percorsi molto difficili, dove dovevi rimanere aggrappato a delle corde rosse. Quando abbiamo finito tutti i quattro giri sono arrivati quelli dell'altra classe e noi siamo andati a fare l’escursione.
La guida ci ha fatto vedere su una cartina quanto è vasta e ampia la zona della Spina Verde.
Quando siamo partiti, la guida ci ha spiegato che in quella escursione avremmo trovato molte tracce di animali tra cui feci, segni sugli alberi, pelo, penne, ecc…
Inoltre ci ha spiegato che avremmo imparato dei nomi di alberi non molto conosciuti.
Successivamente, siamo andati in un posto con i bagni dove abbiamo aspettato l'altra classe.
Dopo siamo scesi e abbiamo preso il pullman per il ritorno.
Amico, mi piacerebbe che anche tu vivessi questa incredibile esperienza. Ti auguro che la rifissino per un altro giorno.
A presto!!!!!
Somaschini Lorenzo
P.S. Scrivi presto.


lunedì 25 maggio 2026

Un breve racconto dell'assurdo

Il mistero del registro scomparso

Ormai è da tre anni che continuo a ricordare la bizzarra vicenda avvenuta a ottobre 2023.

Un giorno stavo passeggiando nella foresta con il fratello di Luca quando, tra gli alberi, abbiamo notato uno scoiattolo appollaiato sui compiti svolti la settimana precedente per l'esame.

All'inizio credevamo fosse soltanto una coincidenza, ma avvicinandoci, abbiamo riconosciuto i nostri fogli pieni di correzioni in penna rossa.

A quanto pare, durante la notte, lo scoiattolo era entrato dalla finestra del professore e aveva trascinato via tutti i compiti dalla cattedra, lasciandoli poi in mezzo alla foresta.

Ma non era finita lì: più tardi avvicinandoci ancora, abbiamo notato una sorta di "casetta" costruita con il materiale scolastico come penne, colle, righelli e matite e sopra c'era il registro aperto del professore che lo scoiattolo continuava ad osservare.

Appena si accorse di noi, scappò portandosi via il registro.

Viktoriia e Mattia, seconda D

martedì 14 aprile 2026

Tutti a Milano!

Nel mese di marzo tutte le classi seconde del nostro istituto sono andate a Milano: all’Istituto ciechi e alla Pinacoteca Ambrosiana.

Siamo arrivati alle 8:45 a Milano e siamo subito andati all’Istituto dei ciechi, dove gli insegnanti ci hanno divisi per classi: una classe è andata per prima a fare l’esperienza al buio, nel frattempo noi alunni di seconda A siamo andati a fare una visita di Milano ed abbiamo visto varie ville, tra cui la villa Invernizzi e villa Mozart.

Dopo un’ora di visita alla città siamo finalmente andati a fare l’esperienza al buio: è stato bellissimo, perché in quella stanza del laboratorio, quando si spegnevano le luci, diventava molto buio e non si riusciva a vedere nulla. Le guide hanno fatto scegliere alle prof. un compagno che avrebbe dovuto mettersi in mezzo al cerchio formato con le sedie: doveva mettersi nella posizione che preferiva e noi, in base a delle domande, avremmo dovuto indovinare la situazione del compagno al buio. Nel nostro caso, era in ginocchio in posizione di preghiera ed è stato piuttosto difficile indovinare.
Poi ci hanno lasciati al buio per mezz'ora divisi in 3 gruppi e la signora che era lì ci passava degli oggetti e noi tramite l'olfatto e il tatto dovevamo capire che cosa fosse.

Nella seconda parte della giornata, siamo andati alla Pinacoteca Ambrosiana e per arrivarci siamo passati per la galleria Vittorio Emanuele II e per il Duomo di Milano.
Arrivati al museo, abbiamo fatto un laboratorio in cui dovevamo creare il cartone di alcune immagini rappresentanti dei personaggi del dipinto “la scuola di Atene".
Finito il laboratorio, siamo andati a visitare la Pinacoteca Ambrosiana e abbiamo osservato vari quadri, ad esempio la Canestra di frutta di Caravaggio e abbiamo visitato la biblioteca della Pinacoteca, in cui ci ha sorpreso un orologio di Leonardo.
Alla fine della visita alla Pinacoteca Ambrosiana siamo andati a mangiare un gelato per poi tornare in pullman.


Istituto dei ciechi di Milano

Davide Morzillo, Simone Nicastro e Yuri Punzetti di seconda A

domenica 29 marzo 2026

Spettatori alla Scala

    La nostra classe ha avuto l’opportunità di visitare il Teatro alla Scala di Milano, uno dei teatri d’opera più prestigiosi e conosciuti al mondo; questo tanto atteso viaggio è avvenuto il 20 marzo. La mattina, come al solito, siamo arrivati a scuola e, dopo due ore di lezione, ci siamo riuniti con i genitori, che ci attendevano con alcune auto, per accompagnarci alla stazione di Grandate.

    Arrivati, siamo saliti sul treno e durante il viaggio abbiamo chiacchierato, riso e raccontato storie interessanti. Così siamo arrivati a Milano senza accorgerci di quanto velocemente fosse passato il tempo.

Una volta in città, abbiamo fatto una passeggiata nel centro e poi pranzato. Successivamente ci siamo diretti verso la meta principale del nostro viaggio: Il Teatro alla Scala. 

     Lungo la strada verso il teatro ci siamo fermati vicino alla “Galleria Vittorio Emanuele II”, una delle gallerie commerciali più famose al mondo, che collega Piazza del Duomo al Teatro alla Scala di Milano. Questa storica galleria del XIX secolo è stata inaugurata nel 1867. Dopo aver prestato attenzione agli aspetti  principali della galleria, siamo giunti alla Scala, famosa per le esibizioni di grandi compositori e ballerini. 

     

    La sala appariva splendida, era l’incarnazione dell’eleganza, della raffinatezza e del lusso. I nostri posti erano sui palchi, da cui si apriva una vista attraente, poiché non vedevamo solo ciò che accadeva sul palco, ma anche la bellezza dell’intero teatro. Quel giorno erano in programma tre danze diverse di McGregor, Maillot e Naharin.

     Nel primo spettacolo, intitolato “Chroma” di McGregor, i ballerini, attraverso la loro coreografia, trasmettevano un insieme di sentimenti ed emozioni, accompagnati da musica classica leggera.

      Il secondo, “Dov’è la luna” di Maillot, era una rappresentazione del balletto classico, combinata con giochi di luce e ombra, visibili sia nella coreografia dei danzatori sia nelle loro immagini sceniche.

      Il terzo spettacolo, dal titolo “Minus 16” di Naharin si distingueva per originalità, intensità ed energia: combinava diversi stili di danza, sia moderna sia classica. Inoltre, si annullava il confine tra ballerini e spettatori, poiché il pubblico veniva coinvolto nello spettacolo.

     Tra le esibizioni c’erano pause, durante le quali condividevamo le nostre impressioni. Dopo la loro conclusione al termine, ci siamo diretti verso la stazione, siccome era già ora di tornare indietro. Prendendo il treno, siamo tornati a casa.

E’ stato un viaggio piacevole e al tempo stesso interessante e istruttivo.

Viktoriia Berkut, sindaco del CCR


giovedì 12 marzo 2026

Giornata del Verde pulito 2026

Sabato 7 marzo, alle ore 9, ci siamo trovati in piazza del mercato a Olgiate Comasco con la professoressa Paola Marzorati, l’assessore alla transizione ecologica Renato Spina, la protezione civile, gli alpini e alcuni cittadini che hanno contribuito alla pulizia del nostro paese.

Arrivati tutti i partecipanti, l‘assessore Spina ci ha divisi in gruppi e ci ha assegnato una zona di Olgiate da pulire.

Ci ha fornito i materiali adatti per lavorare in sicurezza: sacchi della pattumiera, pinze meccaniche, un contenitore per eventuali siringhe, i guanti e una bottiglia da un litro e mezzo per contenere i mozziconi di sigarette.

Il nostro gruppo era formato da: Mattia Pepe (assessore all’ambiente del CCR), Martina Codarin, Mathias Gini, la professoressa Marzorati e due cittadini, Caterina e Matteo.


La nostra zona comprendeva: il perimetro della scuola media, la palestra comunale e il parco di Villa Camilla. Siamo riusciti a ripulire anche una parte di via Milano, di via A. Volta e via G. Garibaldi, nelle quali abbiamo raccolto molti mozziconi di sigarette e stelle filanti. Nel perimetro della scuola, fortunatamente, abbiamo trovato poche cicche di sigarette, alcune cartacce e una matita rossa che verrà riutilizzata dalla professoressa Marzorati per correggere le verifiche.

Vicino alla palestra abbiamo trovato una camera d'aria di una bicicletta e molte bottiglie rotte di birra e vino che abbiamo ammucchiato; successivamente la protezione civile  le ha raccolte e portate in discarica.

Nel parco di Villa Camilla abbiamo raccolto troppi mozziconi di sigarette, indumenti, ortaggi ammuffiti, un coltello, oggetti di cancelleria, una bombola d'elio, bottiglie di vetro rotte e una scatola con dell’insalata che eravamo tentati di mangiare. 

Tornando alla piazza del mercato, abbiamo perso il nostro compagno Matteo, abbiamo iniziato a chiamarlo ad alta voce per poi scoprire che era dietro di noi. 

Arrivati al punto di ritrovo abbiamo fatto molte foto a quello che abbiamo raccolto e alcune con i partecipanti.

Questa giornata è stata molto divertente e istruttiva: ci ha fatto capire che Olgiate è molto sporca, ma anche che ci sono tante persone che si lamentano della sporcizia, poche, però, che la rispettano e si impegnano per renderla più bella.

Questo è anche un invito alla partecipazione di più cittadini di tutte le età a queste iniziative.

Mattia Pepe, Martina Codarin e Mathias Gini

lunedì 9 marzo 2026

Maghi del legno in trasferta

 Martedì  10 febbraio siamo andati a Gazzada, in provincia di Varese nella sede dell'associazione “Magari Domani Onlus”, una realtà che serve per aiutare giovani e adulti con disabilità a crearsi una vita autonoma.


Per arrivarci abbiamo preso il pullman fino a Varese per poi prendere il treno verso Gazzada. Dopo essere arrivati, la prof Rossini ha puntato il navigatore per poter raggiungere la falegnameria dove ci aspettava Lorenzo Ceolin, un falegname esperto che abbiamo conosciuto facendo il corso “Maghi del Legno” insieme a due suoi collaboratori, anche loro esperti.


Innanzitutto ci hanno guidati alla scoperta della falegnameria: ci hanno spiegato che è una delle tante sedi che l’associazione ha in Italia. Al suo interno si trovano molte  stanze per esempio la  cucina, la stanza radio, che faceva pubblicità in diretta, infine la stanza chiamata “Maghi del Legno” dove abbiamo ritagliato le uova per Pasqua. La falegnameria, rispetto a quella della nostra scuola, era più grande e conteneva oggetti più specifici e pericolosi per noi ragazzi.


Dopo aver finito di lavorare, ci sono stati consegnati dei cartoncini rossi dove abbiamo scritto i nostri pareri e le nostre emozioni sul pomeriggio, poi abbiamo fatto merenda con tè alla cannella e vaniglia e il tipico dolce del periodo di carnevale che sono le chiacchiere.


Infine i collaboratori ci hanno regalato dei portachiavi a forma di cuore per ringraziarci per aver partecipato al corso. Visto che mancava poco all’arrivo del treno, Ceo e gli altri collaboratori ci hanno salutati e siamo andati verso la stazione.


Il pomeriggio e il corso sono stati molto belli, il personale è molto simpatico, abbiamo scoperto nuove tecniche e abbiamo imparato che non si scherza con i macchinari di lavoro: ci hanno raccontato, infatti, che perfino un esperto con una sega mobile si è tagliato il dito. Speriamo che questa esperienza venga riproposta l’anno prossimo e che partecipino più persone.


Lilia, Valentina, Riccardo, prima E

mercoledì 18 febbraio 2026

Anpi a scuola - per non dimenticare

Martedì 10 febbraio, nella nostra scuola, abbiamo incontrato Elisabetta e Fiorenzo, due rappresentanti dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, sezione di Uggiate con Ronago, che sono venuti per commemorare insieme a noi la Giornata della Memoria, istituita nel 2000, in onore di tutte le vittime del nazifascismo.

L’ANPI è un'associazione nata dai partigiani nel 1944 a Roma per restituire al paese una piena libertà contro la dittatura che in quegli anni affliggeva l'Italia.

Elisabetta e Fiorenzo sono venuti per spiegarci il significato che la Resistenza ha assunto durante la Seconda Guerra mondiale, in particolare tra il 1943 e il 1945, sottolineando il ruolo estremamente negativo che ha avuto l’indifferenza delle persone nella tragedia della guerra e della deportazione.

I volontari ci hanno mostrato diverse immagini sui campi di concentramento dove venivano deportate tutte le vittime dell’odio razziale nazifascista.

Abbiamo potuto vedere in particolare alcuni scatti di uno dei campi di concentramento più terribili, Auschwitz, il cui cancello d’entrata riportava la scritta “Il lavoro rende liberi”, una frase che offriva false speranze a chi veniva deportato in quel luogo.

Subito dopo ci hanno mostrato i blocchi, ovvero degli edifici in cui i deportati dormivano e rimanevano quando non erano costretti ai lavori forzati e le rovine lasciate dai nazisti per nascondere le prove dell’Olocausto alle truppe sovietiche.

A seguire abbiamo visto il “canada”, chiamato così per via della sua ricchezza perché era un luogo che conservava tutti gli oggetti personali delle persone uccise, come spazzole per i capelli… 

Ci ha molto colpito la foto delle camere a gas e dei forni crematori: in quelle stanze venivano ammassate decine di persone che poi morivano per i gas tossici che venivano propagati attraverso le tubature delle docce fino a riempire la stanza.

Per eliminare i corpi, i nazisti usavano i forni crematori dove gettavano i cadaveri che, una volta bruciati, diventavano cenere.

L’ultima immagine ritraeva il blocco 16 A, diverso dagli altri perché lì venivano smistati i bambini.

Elisabetta e Fiorenzo ci hanno poi raccontato alcuni episodi significativi della storia dell’Italia durante la Seconda Guerra mondiale. 

Tra i fatti più rilevanti, ricordiamo il 14 luglio nel 1938, quando fu pubblicato il “Manifesto della razza” scritto da sedicenti scienziati fascisti con lo scopo di identificare e isolare gli ebrei dal resto della popolazione.

Un’altra data importante è il 18 settembre dello stesso anno, quando Mussolini a Trieste annunciò il contenuto delle leggi razziali, un insieme di norme dello Stato italiano, scritte appositamente per discriminare gli ebrei. Il duce sosteneva che servissero per “difendere la razza italiana”.

Queste leggi avevano diversi divieti, a discapito degli ebrei, tra cui quello di non poter andare a scuola, il divieto di sposarsi, di lavorare e di possedere beni.

Il passo successivo fu l’inizio delle deportazioni nei campi di concentramento e sterminio.

La guerra terminò tra l’aprile e il maggio del 1945 a causa del completo collasso politico, militare ed economico delle dittature nazifasciste grazie all’intervento delle forze alleate (Stati Uniti, Unione Sovietica e la Gran Bretagna) e delle forze partigiane.

Come ultimo argomento, i volontari dell’ANPI ci hanno parlato delle pietre d’inciampo: si tratta di mattonelle rivestite d’ottone assegnate alle vittime dell’Olocausto, ognuna con indicato nome, cognome, data di nascita e di morte o deportazione. Sono opere d’arte e di memoria realizzate dall’artista tedesco Gunter Demnig che fino a poco tempo fa le collocava di persona sugli ingressi delle abitazioni delle vittime. Anche nelle nostre zone ce ne sono alcune, ad esempio a Uggiate Trevano, ad Appiano Gentile e a Como.

Per ultimo abbiamo ricevuto un post-it dove ognuno ha scritto la parola che più rappresenta gli avvenimenti da loro raccontati.

Linda Biasiolo assessore alla Cultura

Emma Scalia e Nicolò Gentili, delegati alla Cultura

domenica 8 febbraio 2026

Safer Internet Day - 2026

 










Il sindaco con delega alla Tecnologia Viktoriia Berkut,
l'assessore alla Comunicazione Melissa Lleshi,
il consigliere alla Gentilezza Chiara Galleri,
seconda D

Una panchina rossa simbolo di vita

Giovedì 5 febbraio 2026, alle ore 11, i delegati, gli assessori e il sindaco del CCR si sono ritrovati per inaugurare la panchina rossa contro la violenza sulle donne. All’inaugurazione, inoltre, erano presenti il sindaco di Olgiate Comasco, Simone Moretti, la presidente del Movimento Donne Impresa di Como, Cosimina Pugliese, il presidente di Confartigianato di Como, Roberto Galli, il segretario di Confartigianato, Alberto Caramel, la vice presidente del Movimento Donne Impresa, Laura Batti, Anna De Sanctis, Francesca Sormani e la Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Olgiate comasco , Annamaria Bertoni.    

La panchina è stata posta all’ingresso dell’Istituto comprensivo per simboleggiare quanto la scuola sia ambasciatrice di vero rispetto per tutte le donne, un’azione contro una violenza sistematica, contro un fenomeno tragico, purtroppo, radicato nella nostra società.

La cerimonia ha avuto inizio con le foto alla protagonista della giornata: la panchina rossa. La mattinata è continuata con il discorso del sindaco Simone Moretti che ha descritto gli atti di violenza come un problema culturale profondo e radicato nella nostra società, non un’emergenza passeggera. A seguire Viktoriia Berkut, sindaca del CCR, ha invitato tutti a una profonda riflessione: il colore rosso della panchina ricorda il dolore e il pericolo, ma allo stesso tempo ci deve sollecitare a non restare in silenzio. 

La cerimonia è proseguita con le parole della presidente del Movimento Donne Impresa di Como Cosimina Pugliese che ha ricordato il ruolo che ha avuto il Movimento nel finanziare la realizzazione della panchina, nel rispetto dei propri valori: la promozione e lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile e il sostegno alle esigenze delle artigiane, favorendo la conciliazione tra lavoro e cura femminile.

Infine il presidente di Confartigianato Roberto Galli ci ha ricordato che la panchina, posata fuori dall’Istituto comprensivo, è stata realizzata dagli artigiani di Como e racconta di un mestiere radicato nella nostra storia: l’artigiano, colui che lavora con le mani, la mente e il cuore, trasformando la materia in arte attraverso la passione e la maestria. Un mestiere che, purtroppo, sta scomparendo. 

La giornata si conclude con un ultimo sguardo ammirato alla panchina rossa, consapevoli che la nostra responsabilità nel dire “no” alla violenza è un impegno quotidiano e la panchina sarà lì a ricordarcelo.

Navleen Singh e Alberto Andriulo, delegati alla legalità della seconda F

sabato 7 febbraio 2026

From ruin to hope - Un operatore umanitario tra noi

Giovedì 8 gennaio dalle 10 alle 12, abbiamo partecipato all’incontro con l’operatore umanitario Federico Prelati. Federico fa parte dell’organizzazione “Norwegian Refugee Council” (NRC), che si occupa di protezione e difesa dei diritti umani in situazioni di crisi, emergenze, disastri naturali e conflitti.

Il suo lavoro consiste nel fornire provviste, rifugio e beni essenziali alle popolazioni colpite da crisi.

Ha iniziato questo percorso collaborando con un’organizzazione umanitaria nella ricostruzione di una struttura turistica colpita dallo tsunami in Sri Lanka. Questa esperienza lo ha profondamente colpito e lo ha reso una persona empatica e disponibile verso gli altri; per questo motivo ha deciso di intraprendere la carriera di operatore umanitario. Tra i viaggi più pericolosi da lui affrontati vi sono quelli in Sri Lanka, Libano, Iran, Sudan-Darfur…

Il 25 dicembre 2004, a Sumatra, in Sri Lanka, si è verificato uno tsunami, conseguenza di un terremoto subacqueo proveniente dalle isole Anikorbre che ha causato 250.000 vittime e 43.000 dispersi.

Un altro intervento rischioso intrapreso da Federico Prelati si è svolto nel Darfur, una regione centro occidentale del Sudan, teatro di una sanguinosa guerra civile in corso da oltre vent’anni. I fattori principali di questo scontro sono politici e territoriali, soprattutto per la presenza di oro e petrolio.

Ci ha raccontato Prelati che la violenza era tale che, guardando le immagini dai satelliti della città sotto assedio di Al Fashir, le Nazioni Unite avevano visto delle enormi pozze di sangue, a testimonianza del genocidio in corso. Per questo motivo NRC ha inviato operatori umanitari per intervenire nel territorio colpito dalla crisi. Durante la missione gli abitanti del luogo hanno offerto rifugio a Federico e agli altri operatori umanitari, proteggendoli.


Nel corso delle sue missioni, l’operatore ha incontrato difficoltà a conciliare famiglia e impegni lavorativi, poiché trascorreva la maggior parte del tempo lontano dai suoi cari, tanto da essere tentato di cambiare vita. Ma con il tempo è riuscito a ritrovare l’equilibrio, anche scegliendo in alcune occasioni di trasferirsi con moglie e figli nei luoghi di lavoro.

La giunta del CCR, seconda D


martedì 3 febbraio 2026

"Restare umani" - 25 gennaio 2026

Il 25 gennaio 2026, presso l’Auditorium del Medioevo, si sono svolte le commemorazioni in occasione della Giornata della Memoria (delle vittime dell’Olocausto), che si celebra il 27 gennaio, organizzate dall’Assessorato alla Cultura e dalla Biblioteca comunale. All’evento hanno partecipato Egidia Beretta Arrigoni, madre di Vittorio Arrigoni, e i volontari dell’Associazione Comunità Giovanni XXIII.

Questo incontro è stato concepito come un momento di ascolto e di riflessione non solo sugli eventi del passato, ma anche sulle realtà del presente. Egidia Beretta Arrigoni ha raccontato la vita di suo figlio Vittorio, giornalista italiano che nel 2008 si è recato a Gaza per comprendere e documentare la situazione della popolazione palestinese e per contribuire alla  difesa dei diritti delle persone che vivevano  in condizioni di guerra. Tuttavia, nel 2011 Vittorio fu rapito da un gruppo armato e ucciso all'età di soli 36 anni, nonostante non rappresentasse  una minaccia per nessuno e, al contrario, aiutasse la popolazione di Gaza. Era una persona profondamente dedita alla pace e concludeva sempre le  sue lettere e i suoi articoli con la frase in inglese “Stay human”, cioè “Restiamo umani”, un messaggio che riflette il suo principio fondamentale di vita e il suo desiderio di solidarietà.

Durante l'evento, i ragazzi del liceo “Terragni” hanno eseguito canzoni a tema che completavano l’atmosfera. Sono inoltre intervenuti i volontari dell’Associazione Comunità Giovanni XXIII, un’organizzazione che si occupa di offrire aiuto alle persone in difficoltà, bambini e adulti, sia in Italia sia all’estero. All’interno di questa associazione è attivo il progetto Operazione Colomba, composto da volontari che operano nelle zone di guerra, sostenendo bambini e famiglie. Come raccontato dai volontari, tra le attività che svolgono vi sono l’aiuto ai bambini nell’integrazione scolastica, l’organizzazione di attività extrascolastiche e di lezioni linguistiche, oltre alla proposta di iniziative culturali e creative, come cucinare insieme piatti della cucina tradizionale, per permettere ai bambini di socializzare e distrarsi dai pensieri negativi. Durante l’incontro è stata effettuata anche una chiamata audio con una delle volontarie che attualmente si trova in Siria e che aiuta la popolazione locale.

L’evento si è concluso con l’esecuzione di una canzone da parte dei ragazzi,  che ha chiuso questo momento di riflessione. Questa iniziativa stimola una riflessione sull’importanza della pace e della solidarietà e approfondisce la comprensione del valore del lavoro dei volontari e del loro contributo nel mantenere viva l’umanità nelle difficili realtà contemporanee.

Il sindaco del CCR, Viktoriia Berkut, seconda D

domenica 1 febbraio 2026

Giorno della Memoria - 27 gennaio 2026

In occasione del Giorno della Memoria, martedì 27 gennaio abbiamo portato nelle classi tre diverse testimonianze di giovani donne che hanno vissuto sulla propria pelle l'orrore della Shoah.

Nei giorni precedenti ci siamo divisi in gruppi ed abbiamo approfondito le figure di Anna Frank, Liliana Segre e Ruth Maier cercando informazioni, immagini e dettagli della loro vita. Poi abbiamo realizzato tre cartelloni che siamo andati a illustrare in tutte le classi durante la mattina del 27 gennaio.

Abbiamo scelto di presentare Anna Frank nelle prime medie perché è forse la figura che più viene trattata anche alla primaria, quindi già nota. Inoltre, alcuni docenti di lettere hanno scelto di mostrare il film d'animazione "Anna Frank e il diario segreto" in occasione di questa giornata, quindi la nostra scelta è ricaduta su di lei.


La scelta per le seconde è ricaduta su Liliana Segre, sopravvissuta all'olocausto, attualmente ancora molto attiva come testimone di quell'orrore. Anche in questo caso, abbiamo seguito la decisione di alcuni docenti di lettere di mostrare il suo discorso al Parlamento Europeo o la sua testimonianza in altre occasioni, in modo da contribuire all'approfondimento di questa figura.


Per le terze, invece, ci piaceva presentare una figura poco nota, ma, proprio per questo meritevole di un approfondimento da parte dei più grandicelli della scuola: Ruth Maier. Abbiamo pensato potesse essere un'occasione anche per scoprire altri testimoni e comprendere come il male sia arrivato in tanti luoghi dell'Europa e del mondo.

Speriamo che questo lavoro possa aver trasmesso un insegnamento: la storia è fatta di uomini e donne che ci possono insegnare tanto, ma sta a noi fare tesoro delle loro vite.

La giunta del CCR di seconda D

No war!

Esiste una piccola comunità, nel cuore della primaria di Beregazzo con Figliaro, che non si limita a insegnare le materie scolastiche, ma coltiva cittadini consapevoli. È il "Villaggio Gaia", nome ereditato dalle storiche maestre del plesso e custodito oggi con orgoglio, che identifica la scuola come una famiglia che condivide sia la quotidianità che ciò che accade nel  mondo. Quest’anno il Progetto di Plesso che si sta sviluppando si chiama  "RISP-ECO", un nome che racchiude una doppia missione: il RISpetto verso gli altri e l’ambiente, e la volontà di dare ECO a parole che non possono restare silenziose. Per questo, in occasione di una celebrazione così importante, ci siamo chiesti a quale parola volevamo dare eco in questo momento e, non abbiamo avuto dubbi: NO ALLA GUERRA

Il punto d’incontro di alunni e docenti è la "Piazza Amica", l’atrio della scuola che, dai tempi della pandemia, si è trasferita nel grande giardino della scuola; qui avvengono i momenti più significativi: dall’accoglienza dei piccoli di prima ai giochi sportivi, allo scambio di auguri o alla condivisione di momenti lieti o meno. Ed è qui che, martedì 27 gennaio, si è scelto di vivere, anche quest’anno, la  Giornata della Memoria.

Per celebrare la memoria abbiamo scelto di dare voce alla Pace. Alla luce del momento storico che stiamo vivendo, abbiamo scelto di inserire la ricorrenza all'interno di una "Settimana della Pace", portando nelle classi riflessioni e attività calibrate per ogni fascia d’età. Questa proposta si lega profondamente alla scelta del nostro Istituto di aderire all'iniziativa "R1PUD1A" che prevede l'installazione di uno striscione contro la guerra, segno tangibile di partecipazione a un impegno civile più ampio.

Il momento che ha coinvolto tutti è avvenuto alle 10:15, quando tutti i componenti del Villaggio Gaia,  alunni, docenti e collaboratori scolastici,  si sono ritrovati in giardino. Sotto l’occhio vigile di un drone (un ringraziamento è d’obbligo e sentito a Gabriele Bosetti che sempre “mette le ali” ai nostri progetti con entusiasmo e disponibilità), ogni team ha composto una lettera, mentre i docenti e i collaboratori hanno dato forma al punto esclamativo finale. Il risultato è una potente scritta umana: "NO WAR!".




L’obiettivo è che questo messaggio, ripreso dall’alto, possa volare lontano e arrivare a quante più persone possibili. Un segnale visivo contro l'indifferenza, contro ogni ingiustizia e persecuzione.

Dire "No alla guerra" al Villaggio Gaia significa educare al rispetto della libertà altrui. Il nostro messaggio si vuole unire ai tanti, lanciati nella giornata del 27 gennaio, per non rimanere indifferenti. Ciò che possiamo fare è mandare un segnale chiaro e contrario a ciò che avviene, contro ogni conflitto e contro ogni PREGIUDIZIO, parola a cui vogliamo dare eco per ribadire che saremo sempre contro ciò che non è rispettoso della libertà altrui.


Foto di Gabriele Bosetti, consigliere del Comune di Castelnuovo
Testo delle maestre della scuola primaria di Beregazzo

lunedì 5 gennaio 2026

GIORNATA OPEN DAY DELL’ISTITUTO SECONDARIO DI I GRADO “M. BUONARROTI” DI OLGIATE COMASCO

Il giorno 13 dicembre 2025, il Consiglio Comunale dei Ragazzi ha partecipato alla giornata dell’open day dell’Istituto Comprensivo “M. Buonarroti” di Olgiate Comasco.

La giornata è iniziata con un piccolo spettacolo musicale che ha accolto gli alunni delle classi quinte. Gli studenti delle scuole medie hanno suonato,ballato e cantato alcune canzoni, tra cui “Imagine” e “Give Peace a chance” di John Lennon e infine "Iko Iko" di Justin Wellington.

L’esibizione ha creato un’atmosfera di accoglienza e allegria, dando il via a una giornata ricca di attività.

Subito dopo, i ragazzi sono stati divisi in gruppi per una visita guidata della scuola, durante la quale hanno avuto modo di esplorare le diverse aule e gli spazi comuni.

In seguito, sono stati organizzati diversi laboratori attinenti alle varie discipline:

Laboratorio di Informatica: Un laboratorio di quiz interattivi sui computer, guidato dai professori Hudson e Rossini, che ha messo alla prova le conoscenze informatiche dei ragazzi in modo coinvolgente.

Laboratorio di Arte: Un’attività creativa, dove gli studenti delle classi terze hanno guidato i ragazzi delle classi quinte nella realizzazione di un “mini lapbook” sperimentando diverse tecniche artistiche. 

Laboratorio di Scienze: Un laboratorio pratico in cui gli studenti delle classi terze e i professori hanno condotto esperimenti scientifici, permettendo ai ragazzi di scoprire concetti di chimica e fisica attraverso attività pratiche.

Laboratorio di Lettura: In questo laboratorio, è stata letta una storia in modo da invogliare i ragazzi alla lettura e allo sviluppo della comprensione.  

Laboratorio di Lingua Francese e Inglese: Durante questo laboratorio, i ragazzi hanno studiato le basi delle due lingue, imparando vocaboli relativi a sport, cibi, colori e animali. Inoltre, hanno appreso alcune frasi utili per salutare, chiedere quanti anni si hanno e parlare dei propri cibi, animali e sport preferiti.

Al termine della giornata, il C.C.R. ha salutato i ragazzi delle classi quinte e ha fatto loro “un grande in bocca al lupo” per il loro futuro inizio della scuola media.   

LAVORO SVOLTO DA 

SENESE FRANCESCO 2B