domenica 22 marzo 2020

Raccontiamoci una storia - I RACCONTI

TIGER E IL MOSTRO INVISIBILE di Francesco - 2'B

In una città della regione di Hyrel c’era un ragazzo di nome Tiger che amava molto andare nella foresta a cercare animali da catalogare.
Un giorno, sentì dire che nella foresta c’era un animale bellissimo che nessuno era mai riuscito a vedere, così Tiger pensò: “Se lo trovo e lo disegno, scommetto che potrei guadagnarci anche qualcosa”. Così chiamò il suo migliore amico Samot.
Il giorno dopo andarono a cercare l’animale, perlustrarono tutta la foresta ma non trovarono niente. Verso le sei di sera avvistarono uno strano bagliore, si avvicinarono e videro uno stagno. Tiger disse:
- Che bello stagno!
Samot rispose:
-Già, che facciamo? Ci avviciniamo?
- Perché no.
Una volta che si furono avvicinati, vennero investiti da una un vento puzzolente e un’orda di mostriciattoli, mezzi uomini e mezzi polli, con degli uncini al posto delle mani, usci dallo stagno. Tiger e Samot fuggirono a gambe levate. Tornati alla città, avvertirono gli abitanti che si chiusero nelle proprie abitazioni, qualcuno non credette loro e rimase in mezzo alla strada. Dopo pochi minuti, la città venne travolta da quei mostri, chi era nella strada venne mangiato: ne restò solo la pelle.
Dopo l’attacco si udì una voce che diceva:
- Ahahah! Non avete più speranza, ormai il mondo è sotto assedio e se qualcuno di voi provasse a opporre resistenza verrà polverizzato. Addio…Ahahah.
Rimanemmo tutti lì impalati. Io presi in disparte il mio amico e gli dissi:
- Dobbiamo fare qualcosa!
- Concordo, ma come faremo a fermarlo?
- Ho un’idea. Seguimi, ci servono armi
Andarono nell’armeria magica e presero armature e spade magiche. Tiger spiegò che se i mostri erano usciti dallo stagno probabilmente era una specie di portale, quindi, arrivati allo stagno, si tuffarono.
Lo stagno li portò in una prigione dove trovarono un animale magico e lo liberarono. Lui, telepaticamente, gli disse: “Grazie stranieri! Come segno della mia riconoscenza vi seguirò e vi aiuterò nella vostra impresa”. Lo ringraziarono e proseguirono nel corridoio della prigione fino a una porta. La aprirono e videro un essere orribile: al posto delle gambe aveva una coda da drago, un petto da gorilla e una faccia mezza squartata con tantissimi occhi ognuno con un colore diverso, che disse:
- Vi avevo avvertito di non opporre resistenza. Ora subirete la mia ira!!
E lanciò un incantesimo che li avrebbe distrutti se l’animale non avesse messo un campo di energia attorno a loro. Samot andò alla carica, il nemico gli diede un pugno talmente forte da farlo volare dall’altra parte della stanza. Sbatté contro il muro e perse i sensi. Tiger, pensando che fosse morto, lanciò la spada addosso al nemico per distrarlo, corse dietro di lui e lo strozzò. Morto il nemico, Tiger corse verso Samot, lo chiamò e, quando lui si alzò, aveva gli occhi completamente neri, il sangue dalla bocca e disse:
- Non dovevi uccidermi, non meriti amici!
Samot cominciò a roteare su sé stesso, a volare ridendo in modo macabro, poi cadde a terra prese una spada e se la conficcò in testa, dopodiché morì. Da lui uscì uno spirito che disse telepaticamente: “Non sono morto invano, questo demone non esiste e non tornerà più” e sparì. Tiger, confortato da quelle parole, andò fuori dal palazzo e tutti lo acclamarono. Diventò re e tutti vissero felici e contenti.

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